Il futuro dell’Auto è nelle alimentazioni alternative

Siamo abituati da sempre a fare benzina, a recarci alla stazione di servizio per il rifonimento di carburante. E’ un rito che da oltre 50 anni non è cambiato molto.
Il futuro dell’Auto è nelle alimentazioni alternative

Forse tempo fa eravamo abituati bene e si veniva serviti (con un sorriso magari), ci pulivano il parabrezza e si pagava dal finestrino. Oggi invece le stazioni di servizio sono automatizzate, si fa il pieno da soli e si paga alla macchinetta. A volte  vi si trova anche un caffè o un panino e una bibita o un mazzo di fiori. Le abitudini sono cambiate. Alla mattina presto la stazione di servizio diventa un punto di incontro, soprattutto per i professionisti del trasporto o per chi si sposta fuori provincia per lavoro.

Domani la situazione cambierà ancora, anche radicalmente e non solo a causa della risorsa limitata:  il petrolio.

La sensibilità ambientale cambia, il clima pure. La terra si sta lentamente surriscaldando. Cambiano anche le stagioni e i governi più sensibili hanno impostato delle politiche energetiche e di consumo orientate alle fonti rinnovabili rispetto a quelle fossili.


Già oggi sono disponibli vetture a tecnologia elettrica o ibrida che offrono prestaizioni simili o migliori di quelle alimentate esclusivamente a benzina/diesel. La pime vetture ibrida, Toyota Prius, fu lanciata sul mercato nel 1999  e prevedeva un motore a scoppio a ciclo otto (benzina) abbinato ad uno o più  motori elettrici che servivano soprattutto nella guida cittadina a bassa velocità, mentre in nei percorsi misti extraurbani o in autostrada funziona prevalentemente il motore a scoppio. Recentemente sono stati introdotti i altri modelli ibridi e ibridi plug-in che offrono maggiore autonomia grazie a batterie potenziate che possono essere ricaricate anche da casa o da una stazione fissa con la corrente di rete. L’autonomia della propulsione solo elettrica di questi modelli è maggiore (oltre i 50 Km) e la gestione elettronica dei diversi sistemi si è parecchio evoluta.

Il futuro dell’Auto è nelle alimentazioni alternative

In giappone Toyota ha lanciato un’automobile alimentata esclusivamente ad idrogeno, la Mirai. L’acqua si trasforma in idrogeno attraverso l’elettrolisi (che è un fenomeno naturale) . L’idrogeno si utilizza per produrre energia all’interno della vettura grazie alle celle di combustibile, e questa, grazie ad un brillante motore elettrico da 155 Cv, genera potenza per il movimento.

Un pacco batterie al Nichel-Metallo idruro è inoltre presente per raccogliere l’energia recuperata in frenata e supportare il sistema di propulsione nella gestione in un’ottica di massima efficienza e allocazione dell’energia utilizzata dal motore e dai dispositivi a seconda delle condizioni esterne e della richiesta di prestazioni da parte del guidatore. Cosa esce dallo scarico della Mirai? Acqua (40,5 litri ogni pieno). Pura. Emissioni zero. Silenziosa quasi come una vettura elettrica, si percepisce soltanto il sibilo del compressore che alimenta le pile chimiche (fuel cell – il comburente per la reazione di produzione di energia è l’ossigeno). Il peso di questa auto è notevole, circa 1.850 Kg che tuttavia limitano solo in parte le prestazioni che non sono certo da auto sportiva. L’autonomia dichiarata è di circa 500 Km. Il pieno d’idrogeno (5Kg) si effettua in tre minuti (in Italia esiste solo una stazione di rifornimento a Bolzano).


Tutto facile? Assolutamente no! Intanto l’idrogeno non si trova dovunque e non è facile da immagazzinare. Va immagazzinato in forma liquida ad una pressione di 700 bar (il GPL viene immagazzinato in serbatoi toroidali a 2-8 bar, il metano viene conservato in serbatoi appositi - tipo bombole siluro – a 200 bar) in appositi serbatoi in fibra di carbonio  ad una temperatura di -253 °C. Le vetture e i distributori di idrogeno devono poter garantire stoccaggio a basse temperature e pressioni molto elevate, in sicurezza.

La casa giapponese rappresenta eloquentemente un sistema-paese che investe regolarmente, con costanza e determinazione in nuove tecnologie.

Domani avremo vetture ad idrogeno anche in Europa, o meglio in Danimarca, Germania e Regno Unito dove in totale ci sono 80 stazioni di rifornimento. E qui viene la parte complessa del ciclo. In California (USA), dove la vettura è già in commercio  ci sono già 10 stazioni di rifornimento e saranno 51 nel 2017 e 100 nel 2020.


La Mirai è un primo esercizio di utilizzo di una tecnologia all’avanguardia con volumi e produzione di massa e questo la distingue dai prototipi che hanno costi superiori poiché fatti a mano, ma non comportano investimenti strutturali dedicati alla produzione di linea. E’ chiaro che ora Toyota vende queste vetture in perdita. Tra 10 anni (lo stesso è avvenuto al lancio delle vetture ibride) sarà leader incontrastata e avrà perfezionato tecnologia e industrializzazione di un prodotto che gli altri concorrenti cercheranno di imitare. In questo progetto di vettura ad idrogeno si è poi unita anche BMW per poter allargare la base di utenza e condividere i costi di sviluppo.

Honda, a conferma di quanto affermato sull’innovazione legata ad un paese che investe, a Tokyo ha appena lanciatao la nuova Clarity Fuel Cell, in vendita in Giappone dal 2016, ha una potenza di circa 177 CV ed ha un’autonomia dichiarata di 700 km.

Gli altri costruttori non stanno a guardare, Mercedes, gruppo VW stanno lavorando nella stessa direzione ed hanno annunciato il lancio di nuovi modelli ad idrogeno per il 2017. Il futuro sta arrivando. Dobbiamo attrezzarci con le infrastrutture per poter realizzare il sogno della vettura ad emissioni zero. Ora realtà.

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