I tedeschi, il caso Volkswagen e la caduta di un mito

I tedeschi non sono più affidabili ed onesti come pensavamo fino a ieri?
I tedeschi, il caso Volkswagen e la caduta di un mito

I tedeschi non sono più affidabili ed onesti come pensavamo fino a ieri? Questa potrebbe essere la prima scontata sentenza a seguito dello scandalo del gruppo Volkswagen, Audi, Skoda e Seat.

In effetti, sapere che gli ingegneri Volkswagen, tedeschi onesti e rigorosi hanno sviluppato un software della centralina auto “truccato” in grado di capire se le vettura era in mano ad un cliente o se era sottoposta a test di inquinamento e di conseguenza modificare tutti i parametri di gestione della centralina non è molto rassicurante, anzi. Si tratta di truffa.

Le vetture del gruppo VW dotate di motore diesel TDI Euro 5 motore EA 189 (650.000 unità in Italia) si comportavano diversamente in laboratoriodove risultavano pulite e dove probabilmente perdevano in prestazioni, mentre su strada inquinavano di più (aumento NOx fino a 40 volte oltre le norme) ma preservavano prestazioni e consumi per i clienti a scapito dell’ambiente.

Stiamo parlando di circa 11 milioni di vetture coinvolte nel mondo, del maggior gruppo europeo di automobili (il secondo al mondo dopo Toyota) che sforna oltre 9,5 milioni di veicoli all’anno.

La frode era probabilmente mirata ad ottenere un risparmio legato agli apparati (catalizzatore, filtro anti-particolato, ecc.) finalizzati al trattamento ed alla riduzione dei gas di scarico inquinanti derivanti dalla combustione. Altre case tedesche infatti utilizzano impianti con aggiunta di Urea (additivo iniettato in post-combustione) per rispettare i limiti. E questi dispositivi hanno un costo.

Volkswagen
Matthias Mueller

Il numero uno di Volksburg (sede del Volkswagen Group) Martin Winterkorn ha lasciato l’azienda. Questo è un fatto positivo, dopo la scoperta dell’imbroglio. Il nuovo A.D. (fino a ieri alla guida del marchio Porsche - parte del gruppo VW) Matthias Mueller dovrà prima di tutto gestire i milioni di clienti che si sentono traditi, ripristinare le vetture coinvolte e gestire le agenzie per l’ambiente di mezzo mondo.

Ma soprattutto egli dovrà introdurre all’interno del gruppo nuove regole e una nuova mentalità che portino sia risultati di profitto e successo commerciale ma anche trasparenza e un livello di eticità consono alla cultura tedesca. In gioco non c’è soltanto la Volkswagen o l’Audi, ma il sistema tedesco e, se vogliamo, tutto il comparto Automotive che ha perso credibilità in seguito a questo evento.

Sì perché questo episodio ha non solo denunciato un dolo grave, ma ha evidenziato il fatto che tra i risultati dei test di laboratorio (condotti correttamente) e i dati reali di consumo (ma anche di inquinamento in proporzione) ci sono differenze notevoli, dal 10% al 40% in alcuni casi. Quindi non si tratta semplicemente di truffa, ma di una intera gestione caratterizzata da modalità di rilevamento non corrispondenti alla realtà e da procedure controllo fattuale del tutto inesistenti.

Il caso ci insegna che anche in Europa abbiamo ancora molta strada da fare. Com’è possibile che di una truffa della più grande casa automobilistica europea sull’inquinamento fuori norma dei motori diesel (poco venduti in USA ma molto diffusi in Europa) si accorga soltanto un ente privato americano?

Dove stavano i controlli europei?

Dove stavano i controllori europei? La lezione che questo caso estremo ci impartisce sta a mio parere anche in questo: limitandosi a stare dietro le scrivanie a “scartabellare” dossier e schede tecniche si rischia di perdere il senso delle cose. E noi (europei ed anche italiani) è proprio in questo che rischiamo di perdere la partita.

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