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14/07/2021

Crisi dei Chip sempre più grave, in ginocchio il settore Automotive

La crisi dei Chip, componenti essenziali per una vettura moderna, si sta aggravando e non si vedono spiragli di luce all’orizzonte: vediamo insieme come è nata e perché sta impattando il settore automobilistico
Crisi dei Chip sempre più grave, in ginocchio il settore Automotive

E’ ormai un dato di fatto: sulle auto c’è molta, moltissima elettronica. Pensiamo agli ADAS, ma anche solo a sistemi più comuni come le centraline del motore o l’aria condizionata.

Per questo motivo la crisi nel settore produttivo dei chip sta diventando estremamente importante, con le Case automobilistiche costrette a rivedere date di lancio e interi piani produttivi.

La pandemia globale ha chiaramente contribuito, non solo per le chiusure momentanee degli impianti produttivi ma anche perché si sono fermate le catene di importazione di materie prime e di esportazione dei materiali lavorati.

macchina microcip

Sull’auto media vi sono circa 3000 microchip

Tutta l’industria ha insomma accusato un grave colpo, con le concessionarie in difficoltà, complice anche l’aumento vertiginoso della richiesta di chip per computer a causa dello sviluppo preponderante dello smart working, ma anche chip usati nelle TV o nelle console che sono stati strumenti importanti di distrazione durante la crisi da Covid 19.

Anche nei computer da gaming essi sono estremamente presenti, in particolare nelle GPU, le schede grafiche  che hanno raggiunto prezzi mai visti prima. Un problema trasversale a tutta l’industria del tech, non solo dell’automobile quindi.

L'Automotive e suoi problemi

Il problema principale è stato comunque per il settore dell’automobilismo: mentre infatti le case di computer, ad esempio, stoccano molti componenti, le case automobilistiche acquistano in base alle necessità, con quantità anche molto variabili.

Ecco spiegato il mancato approvvigionamento dei chip: essendo la produzione molto rallentata, l’offerta non riesce a seguire la domanda e non ci sono, per il settore automotive, stock di questi componenti.

Inoltre durante i mesi di lockdown le case automobilistiche hanno ridotto gli ordini, al contrario delle case digitali (PC, smartphone e tablet, TV e console).

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Questo in previsione, peraltro corretta, di un minor flusso di vendite. Tuttavia non hanno preso parte alle riduzioni gli altri settori, che hanno invece aumentato la domanda.

La crisi dei chip è ormai così grave da costringere, come ci siamo detti, alla revisione di intere catene produttive: un danno enorme per il settore auto, che non accenna per ora a riprendersi.

fabbrica-microcip

Taiwan è il maggior fornitore con una quota del 65% di microchip

fabbrica-microcip

Le componenti necessarie alla costruzione di vetture mancano ormai da mesi, costringendo le case a lasciare modelli incompiuti e bloccarne la produzione.

L’impatto sul settore è enorme

Già molti produttori hanno dovuto prendere decisioni drastiche sui propri progetti per fare fronte ad una crisi che non sembra placarsi.

Il gruppo Stellantis (ex PSA) ad esempio ha per il momento annunciato di dover rinunciare alla strumentazione iCockpit sulla nuova Peugeot 308, optando invece per un quadro strumenti analogico e uno sconto al cliente (di 400€ per dover di completezza).

D’altra parte, anche il gruppo Volkswagen sta soffrendo per un ritardo di circa 100.000 veicoli, ritardo che pare non sarà possibile recuperare entro fine anno, nonostante gli ingegneri di Wolfsburg ce la stiano mettendo tutta.

Crisi dei chip

Crisi dei chip

Decisioni di chiusure di impianti produttivi arrivano anche da Mercedes e, oltre manica, da Jaguar-Land Rover: il primo costruttore ha dovuto chiudere parzialmente gli impianti di Brema e Rastatt, non escludendo in futuro la chiusura totale, mentre il costruttore d’oltremanica ha già cambiato i piani produttivi di due su tre impianti nel Regno Unito.

Insomma, la situazione si sta aggravando e mette tutti sotto scacco, in una partita difficilissima contro il virus ma anche contro disastri come l’incendio sviluppatosi nell’impianto produttivo di Naka, in Giappone, che ha costretto la chiusura totale per quasi un mese.

Quanto pesano i Chip sul mercato Automotive?

E’ più che lecito chiedersi quale sia l’impatto effettivo dei chip sulla produzione di automobili.

Basti pensare che sull’auto media vi sono circa 3000 microchip per capire quanto questi numeri siano impressionanti sia in termini di domanda, sia in termini di mancata offerta e disponibilità sul mercato.

I microchip, come detto, servono sempre di più per la guida autonoma delle auto, ma non solo, sono presenti infatti in componenti come:

  • Servosterzo
  • Sensori di parcheggio
  • Luci
  • Convertitori
  • Sistemi di infotainment
  • Climatizzatori
  • Tergicristalli
catena di costruzione crisi dei chip

Chiusure di impianti produttivi

catena di costruzione crisi dei chip

Senza microchip insomma, un’auto non va da nessuna parte ormai.

La Repubblica di Taiwan è il maggior fornitore con una quota del 65%, in testa a tutte le altre. Pensiamo ad esempio al produttore Tsmc, leader mondiale, che dedica però la maggior parte della sua quota all’elettronica di consumo e solo il 3% al settore automobilistico.

Non solo pandemia: crisi politica e industria dei Chip

A causare una diminuzione della disponibilità di microchip non è stata solo la pandemia, sebbene sia l’effetto maggiormente preponderante.

La crisi politica innescata dall’ex Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, con i leader cinesi, è anche essa parte del problema. Ha infatti causato diversi ritardi nelle consegne, a causa di svariati blocchi commerciali o tentativi di tassazione maggiori.

Sebbene ora l’amministrazione USA abbia stanziato 50 miliardi di dollari per rafforzare la propria industria del silicio, materia prima per i microchip, questi non sono certamente sufficienti a fare la differenza nel breve periodo.

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Difatti non è un caso che Bosch si sia sbilanciata, annunciando che la crisi verosimilmente perdurerà per tutto il 2021 e parte del 2022. Insomma, non vedremo una ripresa a breve e dovremo cominciare a convivere con la scarsità dei pezzi e l’aumento dei prezzi degli stessi.

Bisogna dire che non sono solo gli States a darsi da fare, ma anche l’Unione Europea ha stanziato fondi per portare, nei prossimi anni, la produzione in territorio UE dal 10% al 25% della produzione mondiale.

Piani ambiziosi che speriamo diano i risultati attesi, in modo da non generare ulteriori ritardi e garantire una minor dipendenza esclusiva dalle industrie asiatiche.

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